Blog

L’efficacia della metodologia Blended
 

L’efficacia della metodologia Blended

Intuition

Dagli inizi degli anni Duemila la metodologia blended è stata prima oggetto di sperimentazione e in seguito oggetto di ricerche accademiche che hanno indagato sulla sua efficacia. Alcuni esempi illustri di questi primi progetti innovativi sono, per esempio, l’Open Course Ware del MIT di Boston o i corsi della Khan Academy. Le pubblicazioni e gli articoli su questa metodologia sono sempre più numerosi, garantendo analisi sempre più precise dal punto di vista qualitativo e quantitativo. In generale, questi studi empirici hanno dimostrato come questa metodologia sia tra le più efficaci[1].

Innanzitutto, il blended learning aumenta la produttività a livello di studio e le ore di esposizione alla lingua che si vuole apprendere, permettendo uno sviluppo più veloce ma allo stesso tempo continuo e regolare. L’organizzazione di questo tipo di corsi normalmente include un programma progressivo e scandito nel tempo, evitando lo studio sbrigativo e last-minute per passare un esame (cramming) che avrebbe la conseguenza di perdere il sapere acquisito una volta passato l’esame o terminato il corso.

In secondo luogo, la sua capacità di includere tutte le forme di apprendimento (orale, visuale, auditorio, problem solving, etc.) la rende capace di garantire quella differenziazione di risorse e strategie che è sinonimo di efficacia a livello educativo. L’uso di materiali multimediali ha il doppio vantaggio di aumentare l’interesse e il coinvolgimento degli studenti e, allo stesso tempo, di essere più rappresentativo della contemporaneità del mondo del lavoro e della vita quotidiana.

Infine, la flessibilità è sicuramente uno dei vantaggi principali di questa tipologia di corso. La possibilità di svolgere il proprio lavoro nei ritagli di tempo più adatti e al ritmo più idoneo alle proprie capacità è una caratteristica molto apprezzata dagli studenti, i quali si sentono più liberi di gestire in maniera indipendente il delicato equilibrio tra lavoro e vita privata. Gli studenti percepiscono la propria esperienza di apprendimento come “personalizzata” rispetto alle forme di insegnamento tradizionale, aumentando così le proprie motivazioni e performance.

 

[1] Vedi gli studi più accreditati sulla metodologia flipped classroom/blended (i due termini sono spesso usati come sinonimi nel settore anche se in realtà esistono delle esigue differenze a livello tecnico). Per esempio: O’Flaherty, J., & Phillips, C. (2015). The use of flipped classrooms in higher education: a scoping review. The Internet and Higher Education; Bishop, J. L., & Verleger, M. A. (2013). The flipped classroom: a survey of the research. In ASEE National Conference Proceedings, Atlanta, GA.

Share this post

Facebook LinkedIn