Cultural Intelligence (CQ) nel business e nelle lingue


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CQ nel mondo del business

Per molti anni la sigla IQ (Quoziente Intellettivo) è stata sinonimo di intelligenza. Dall’invenzione del celebre test (1912), la capacità di analizzare fatti ed informazioni in maniera logica e veloce è sembrata l’abilità fondante per avere successo. Dagli anni Sessanta in poi, decade in cui si teorizza l’Intelligenza Emozionale (EQ), gli studiosi hanno accertato come l’intelligenza possa avere diverse forme che non sono sempre scientificamente misurabili. Negli anni Ottanta, attraverso studiosi come Howard Gardner[1], si arriva a formulare un modello che prevede intelligenze multiple, prendendo in considerazione la capacità analitica, emozionale, intrapersonale e interpersonale.

Negli ultimi due decenni, la sempre maggiore interconnessione tra i vari contesti globali ha portato a sottolineare la capacità di saper lavorare in diversi settings e con diverse culture come un fattore fondamentale del prossimo secolo. Questo tipo di abilità, che implica saper comprendere l’altro anche attraverso la sua diversa cultura, è stata definita come Intelligenza Culturale (CQ).

L’intelligenza culturale nel mondo del business può essere sviluppata attraverso quattro passi fondamentali:

  • L’interesse e la motivazione per cogliere la sfida di operare in contesti multiculturali
  • La consapevolezza dei costumi e delle differenze culturali che possono influenzare il modo di fare business in un dato contesto
  • La preparazione di una strategia basata sulla consapevolezza sopracitata
  • La messa in pratica della strategia nel contesto reale adattandola ad esso

La comunicazione, soprattutto in una fase di negoziazione, è un complicato meccanismo di fattori cognitivi, comportamentali e metacognitivi. Una sfumatura o un’incomprensione possono fare la differenza rispetto al successo o al fallimento della trattativa. Colui che avrà sviluppato l’Intelligenza Culturale, rispetto ad un competitor con meno consapevolezza di queste dinamiche, sarà capace di muoversi in diversi contesti in maniera più efficace sia a livello professionale che interpersonale.  In altre parole, la CQ rappresenta un livello superiore di competenza che, partendo dalla consapevolezza delle diversità, permette di riflette, sviluppare ed adattare le proprie strategie a circostanze ed ambienti e diversi.

Se consideriamo l’Intelligenza Culturale all’interno di team aziendali sempre più multiculturali e transnazionali, il discorso si può estendere dall’individuo all’intera organizzazione. L’aumento della diversità all’interno dell’azienda può essere una risorsa che aumenta il successo e la performance dell’intera organizzazione, qualora il management sia capace di comprenderla ed utilizzare il suo enorme potenziale.

 

CQ nell’apprendimento di una lingua straniera

Il concetto di Cultural Intelligence non può non integrarsi con l’utilizzo e lo studio della lingua straniera, in quanto principale veicolo di comunicazione. L’interconnessione tra lingua e cultura è stata studiata ed evidenziata dai maggiori linguisti, filosofi e sociologi del Novecento[2] e ai giorni nostri è impensabile pensare alle due cose come elementi distinti l’uno dall’altro.

Una buona conoscenza della lingua inglese, per esempio, che non consideri gli elementi culturali legati all’interlocutore, potrebbe comunque causare fraintendimenti e perdita di significato. Questo meccanismo è stato teorizzato dal linguista e antropologo Edward Sapir e dal suo allievo Benjamin Whorf all’interno della loro "ipotesi della relatività linguistica". I due studiosi affermano che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla e che, di conseguenza, alcuni concetti presenti in una lingua potrebbero non essere facilmente esprimibili in un’altra, date le differenze culturali.

La consapevolezza di questi fattori da parte di una scuola o di un insegnante può cambiare in maniera sostanziale l’esperienza di apprendimento dello studente e la sua efficacia. Studiare una lingua straniera senza considerare i contesti nei quali essa viene applicata significa ridurla ad una serie di informazioni e suoni astratti. Al contrario, la connessione della lingua con le sue culture di riferimento la riempirà di significati rendendola più ricca e memorizzabile. Inoltre, stimolando l’interesse e la curiosità dello studente per la parte culturale della target language, svilupperemo un fattore cruciale come quello della motivazione[3].

In conclusione, le attività educative preparate in maniera passiva ed astratta, alienate dal contesto reale e dalla complessità delle differenze culturali, saranno meno efficaci nella promozione e nell’apprendimento della lingua straniera. Al contrario, gli studenti preparati per essere “culturalmente intelligenti” saranno quindi più motivati e generalmente più abili nel comunicare e comprendere la lingua in questione, sapendone cogliere le sfumature ed essendo in grado di adattare le informazioni acquisite alle diversità culturali a seconda del contesto[4].

 

Articolo aggiornato il 10/04/2020


[1] Vedi Howard Gardner Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences, New York: Basic Books.

[2] Si pensi agli studi di De Saussure, Adorno, Focault, Wittgestein.

[3] Kitao, K. Teaching Culture in Foreign Language Instruction in the United States. Doshisha Studies in English, n52-53 p285-306 Feb 1991

[4] Soon Ang, Linn Van Dyne, Christine Koh Personality Correlates of the Four-Factor Model of Cultural Intelligence. Feb 1, 2006 https://doi.org/10.1177/1059601105275267

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