Quanto costa un corso di inglese aziendale?


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Ormai è sempre più evidente: l’inglese è la lingua franca nel mondo del business.[1]

Per piccole e medie imprese, saper comunicare in inglese apre nuove frontiere, permettendo loro di offrire i propri prodotti e servizi ai mercati globali.

Per le multinazionali, invece, l’inglese serve sia per la comunicazione interna (per qualsiasi realtà in cui il linguaggio corporate è l’inglese) che esterna, quando bisogna interfacciarsi con clienti, fornitori, partner e altro.

 

Perché investire nell’inglese?

Qualsiasi sia il settore, dall’impiegato al manager al dirigente, migliorare la propria conoscenza dell’inglese porta vantaggi molteplici:

  • Aumento di produttività: le aziende “risparmiano” in media una settimana lavorativa all’anno per ogni dipendente[2] (immagina gli effetti per 1000 dipendenti!);
  • Nell’ottica di ROI nella formazione, le aziende con comunicatori efficaci hanno un ritorno del 47% più alto in 5 anni rispetto ad aziende che non investono sulla formazione linguistica.[3]

Quindi, è palese che investire nella formazione linguistica vale la pena.

Ma rimane la domanda da un milione di dollari: quanto costa?

 

Il costo di un corso di inglese aziendale

Chiaramente non esiste una risposta in termini assoluti. È un po’ come chiedere quanto costa una macchina: serve nuova o usata? Lamborghini o Fiat? Accessoriata o no?

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Per un corso di inglese aziendale, invece, sono i seguenti fattori ad impattare sul prezzo, che può variare da 35€ fino a 100€ all’ora indipendentemente dal numero di corsisti:

  1. Durata, ovvero il monte ore complessivo del percorso didattico. Più è alto, più è probabile ottenere una tariffa migliore;
  2. Numero di corsi in un singolo progetto. Più corsi equivalgono a più ore totali, quindi con un volume elevato è più facile ottenere uno sconto;
  3. Numero di partecipanti. Con più persone in un singolo corso, il costo a partecipante scende considerevolmente;
  4. Modalità di erogazione. Normalmente i corsi in presenza ovvero presso la sede dell’azienda comprendono anche un costo di trasferta, mentre i corsi online in aula virtuale non comprendono tale costo;
  5. Tipologia di corso: quelli blended che includono un percorso multimediale su una piattaforma didattica online in aggiunta alle ore in aula (anche aula virtuale) tendono a costare di più in quanto ci sono più ore di immersione e formazione nella lingua;
  6. Materiale didattico adottato e livello di personalizzazione del percorso: per un corso tradizionale di General English o Business English è previsto l’acquisto di un libro per ogni corsista mentre in alternativa un percorso specializzato o su misura richiede la personalizzazione dei contenuti didattici tramite la stesura di un programma di studio ad hoc.

Come accennato sopra, è la combinazione di tali fattori a determinare il costo per ogni corso. Un progetto che prevede 1000 ore di formazione può arrivare anche ai soli 35€ all’ora mentre un workshop super specializzata di solo 4 ore potrebbe costare, per esempio, 100€ all’ora – ma anche qua, se partecipano 20 corsisti, vediamo scendere considerevolmente il costo a persona. 

 

Il prezzo della qualità

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Spesso si vedono in giro offerte con uno super sconto di -30% o anche un mese gratis di formazione. Buon affare, giusto?

Anche no!

Se una realtà può permettersi offerte del genere, deve rinunciare per forza a qualcosa.

Più volte che no, è la qualità che viene sacrificata.

Potrebbe essere:

  • La qualità della docenza: docenti non madrelingua, poco preparati, e senza esperienza e certificazioni linguistiche costano di meno… ma come si fa a garantire risultati se il personale assegnato al corso non è di un certo livello e spessore?
  • Non utilizzare libri di testo: si può fare a meno utilizzando fotocopie e materiali gratis disponibili sul web, ma a quel punto non è garantita la continuità didattica né l’allineamento al CEFR[4] (Common European Framework of Reference for Languages)
  • La reputazione e prestigio dell’istituto che fornisce il servizio: bisogna valutare la sua storia, i clienti soddisfatti e capire il valore dell'offerta
  • Oltre la docenza: bisogna considerare anche i servizi amministrativi e di gestione, monitoraggio e reportistica che affiancano l’offerta, ovvero come tenere sott’occhio le KPI dell’intervento e massimizzare il ROI.

Detto questo, per l’azienda che guarda solo la bottom line di sicuro esistono offerte anche convenienti, ma se i risultati non sono garantiti, ogni investimento, anche di bassa cifra, equivale a buttare via i soldi.

Quindi ci permettiamo di dire semplicemente “Attenzione” alle promo – se sembra troppo bello per essere vero, probabilmente non lo è! Infatti, se troviamo una Lamborghini che costa quanto una Fiat, qualcosa non quadra…

if you pay peanuts, you get monkeys

In altre parole, come disse l'imprenditore Sir James Goldsmith in inglese, “if you pay peanuts, you get monkeys”, cioè, “se paghi noccioline, ottieni scimmie!”

Invece, pagando una cifra più ragionevole, di conseguenza la qualità è più alta, in modo da assicurare la soddisfazione e il benessere dei corsisti, un aumento di produttività, e un progetto con un ROI considerevole.

 

L’alternativa a costo zero: Formazione finanziata

Se un’azienda non ha i fondi da investire nella formazione, ciò non preclude comunque la possibilità di migliorare la comunicazione in inglese dei propri dipendenti.

Infatti, lo strumento della formazione finanziata può essere una straordinaria opportunità per tutte le aziende.

Esistono due modalità per procedere in questo senso: con i Fondi Paritetici Interpersonali e con il Fondo Sociale Europeo.

 

Con i Fondi Paritetici Interprofessionali

fondi paritetici interprofessionali

I Fondi Paritetici, meglio noti come “Fondi Interprofessionali,” nascono dall’esigenza di creare strumenti efficaci per le aziende che vogliono puntare sulla formazione continua dei propri dipendenti.

Creati dalla legge 388/2000, i Fondi Interprofessionali consentono la formazione finanziata dei dipendenti delle aziende, le quali possono scegliere di destinare una quota pari allo 0,30% dei contributi previdenziali versati all’INPS per la formazione. Ne esistono di diverse tipologie, a seconda del settore di competenza: alcuni dei più comuni sono Fondimpresa, Fondirigenti, Fondir, Fon.Coop, Fondo Artigianato, ecc.

Per aderire ad un Fondo Interprofessionale, l’azienda non è tenuta a sostenere alcun onere aggiuntivo; infatti il versamento della quota dello 0,30% all'INPS avviene comunque in quanto già obbligatorio per legge!

Destinare tale quota dei contributi ad un Fondo Paritetico Interprofessionale (anzichè all'INPS) costituisce per l’azienda una garanzia del fatto che lo “0,30%” versato ritornerà in un certo qual modo nelle casse aziendali, in quanto la formazione permette di:

  • Accrescere la competitività dell’impresa
  • Azzerare i costi aziendali sostenuti per la formazione
  • Rendere i dipendenti più produttivi e redditivi

 

Con il Fondo Sociale Europeo (FSE)

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Il Fondo Sociale Europeo (FSE) è il più antico tra i Fondi strutturali e rappresenta il principale strumento finanziario attraverso cui l'Unione sostiene e promuove l'occupazione, aiuta i cittadini a trovare posti di lavoro migliori, promuove lo sviluppo dell'istruzione e formazione e assicura opportunità lavorative più eque per tutti, soprattutto per i soggetti più vulnerabili. Le risorse dell'FSE ammontano a circa il 10% del budget comunitario totale. Come funziona? In questo caso, l’azienda deve consultare i singoli progetti (gestiti localmente dalle regioni e dalle province autonome) e ha la facoltà di aderire ad uno o più di essi.

 

Soprattutto con i progetti finanziati, l’iter burocratico è di straordinaria importanza. Serve un partner di fiducia che sia in grado di supportare l’azienda in tutte le fasi del progetto:

  1. Analisi del fabbisogno dei dipendenti
  2. Progettazione del piano formativo
  3. Gestione e monitoraggio dell’intervento
  4. Reportistica e rendicontazione a chiusura progetto

 

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